Veduta della "Serra Monumentale", oggi "Serra Merola", dell'Orto Botanico di Napoli. Incisione su rame, attribuita a Giacinto Gigante, tratta dalla "Corografia Fisica, Storica, Statistica dell'Italia (1835-45)" di Attilio Zuccagni Orlandini.
Veduta della "Serra Monumentale", oggi "Serra Merola", dell'Orto Botanico di Napoli. Incisione su rame, attribuita a Giacinto Gigante, tratta dalla "Corografia Fisica, Storica, Statistica dell'Italia (1835-45)" di Attilio Zuccagni Orlandini.

Storia

Il 28 dicembre 1807, il re di Napoli Giuseppe Bonaparte firma il decreto di fondazione del Real Orto Botanico. Giunge così a compimento l’idea di qualche decennio prima di Ferdinando IV di Borbone, la cui realizzazione era stata impedita dai moti rivoluzionari del 1799. Per il progetto furono espropriarti i terreni adiacenti l’Albergo dei Poveri, allora di proprietà dei Religiosi di Santa Maria della Pace e dell’Ospedale della Cava.

“Istruzione del pubblico” e moltiplicazione “delle spezie utili alla salute, all’agricoltura e alla industria” sono le espressioni che si leggono nei documenti ufficiali dell’epoca per descrivere lo scopo della reale istituzione. L’Orto partenopeo nasce quindi all’insegna della modernità e sin dalle origini si distingue per la molteplicità delle funzioni svolte e per il vasto patrimonio vegetale.

Giuliano de Fazio e Gaspare Maria Paoletti sono gli architetti che firmano il progetto. De Fazio progetta l’imponente facciata, il viale principale perpendicolare alla facciata e quello che conduce al Castello. Sempre di De Fazio è la Stufa temperata in stile neoclassico, il cui aspetto ricorda le Orangerie del XVIII secolo. La Stufa temperata ospitava gli agrumi durante la stagione sfavorevole. Paoletti disegna invece la parte inferiore del Real Orto.

Il primo direttore, Michele Tenore, lo resse per 50 anni, dall’inaugurazione del 1810 fino alla caduta del governo borbonico e all’Unità d’Italia. A lui sono succeduti 12 direttori titolari che hanno variamente contribuito all’impianto di nuove aree e all’arricchimento delle collezioni.

Attualmente, la superficie totale dell'Orto Botanico di Napoli è di quasi 12 ettari, sui quali sono presenti circa 9000 specie vegetali per un totale di circa 25.000 esemplari.

 

L’Orto Botanico dell’Università di Napoli. Cenni storici
L’Orto Botanico di Napoli fu fondato agli inizi del XIX secolo, nel periodo in cui la città partenopea era dominata dai Francesi; questi ultimi realizzarono un’idea concepita in precedenza da Ferdinando IV di Borbone e la cui attuazione era stata impedita dai moti rivoluzionari del 1799. Il decreto di fondazione di questa struttura reca la data del 28 dicembre 1807 e la firma di Re Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone. Con l’articolo 1 di tale decreto venivano espropriati quei terreni, di proprietà dei Religiosi di S. Maria della Pace dell’Ospedale della Cava, adiacenti all’Albergo dei Poveri e già individuati nel periodo borbonico per la realizzazione del Real Orto Botanico.

Storia approfondimento Mappa antica OrtoAntica mappa dell’Orto botanico di Napoli.

Nello stesso articolo, venivano individuati gli scopi posti alla base della realizzazione della nuova struttura, destinata alla ”istruzione del pubblico” e alla moltiplicazione delle “spezie utili alla salute, all’agricoltura e all’industria”. Già da queste citazioni è possibile desumere gli elementi di modernità posti alla base della fondazione dell’Orto partenopeo, che sin dalle origini si sarebbe distinto per la molteplicità delle funzioni svolte e per il patrimonio vegetale diversificato.

Michele Tenore
Con un decreto del 25 marzo 1810 veniva nominato direttore dell’Orto Botanico l’insigne botanico di origini abruzzesi Michele Tenore (1780 - 1861). Questi aveva compiuto gli studi medici sotto Vincenzo Petagna, ereditando dal suo maestro la passione per la Botanica, che considerava non una branca della medicina, ma una scienza autonoma. Fu proprio tale concezione della Botanica che portò Tenore ad organizzare scientificamente l’Orto in modo del tutto nuovo rispetto ai precedenti Giardini dei semplici nati a Napoli.

Storia approfondimento Salvatore FergolaRientro di Ferdinando I re delle Due Sicilie in Napoli (1815), opera di Salvatore Fergola.

Tenore rimase direttore fino al 1860 e durante i 50 anni di direzione arricchì le collezioni dell’Orto, portando il numero delle specie vegetali coltivate a circa 9.000. Tra i progetti più importanti condotti da Tenore vi fu lo studio della flora del Regno di Napoli. Egli si preoccupò anche di allacciare rapporti con le principali istituzioni botaniche europee, facendo così conoscere ed apprezzare la struttura da lui diretta anche in altri paesi. Tra le numerose attività svolte nell’Orto nel periodo tenoreano si possono ricordare la ricerca scientifica, la coltivazione di specie di interesse medicinale, la didattica, la pianificazione dei Siti Reali borbonici e la raccolta, la moltiplicazione e la diffusione di piante esotiche. Queste ultime venivano di solito acclimatate nella “Stufa temperata” e nella “Stufa calda” che dal 1818 affiancò la prima.
Un’approfondita analisi di questo personaggio e del suo operato viene proposta da Giacomini in un articolo pubblicato nel 1962 nella rivista dell’Istituto e dell’Orto Botanico di Napoli in occasione del centenario della sua morte.

Storia approfondimento Tenore quadratoRitratto di Michele Tenore custodito nella Biblioteca storica dell’Orto Botanico di Napoli.

Guglielmo Gasparrini
A Michele Tenore successe Guglielmo Gasparrini (1803 - 1866). Durante la sua direzione, dal 1861 al 1866, furono risistemate alcune aree dell’Orto come l’arboreto, l’agrumeto e il “frutticeto”, cadute in stato di abbandono durante gli ultimi anni della direzione del Tenore. Inoltre, fu creata una “Valletta” per la coltivazione di piante alpine e costruita una nuova serra riscaldata, in sostituzione della precedente. Gasparrini si occupò tra l’altro anche della sistemazione del Museo botanico e dell’ordinamento dell’erbario che fu arricchito dalle collezioni del Tenore.

Vincenzo Cesati
Alla morte di Gasparrini fu nominato direttore ad interim Giuseppe Antonio Pasquale (1820 - 1893) e nel 1868 la direzione fu affidata a Vincenzo Cesati (1806 - 1883), che resse l’Orto fino all’anno della sua morte. Sotto la sua direzione venne costruita una nuova serra riscaldata e si formalizzò l’apertura dell’Orto Botanico al pubblico nei giorni feriali; si batté a lungo per rendere sicuri i confini dell’Orto, all’epoca non provvisti su tre lati di muri di cinta; non ebbe successo, ma preparò la strada alla successiva realizzazione degli attuali muri di confine.

Giuseppe Antonio Pasquale
La direzione successivamente passò di nuovo a Giuseppe Antonio Pasquale, che la tenne fino al 1893, sia pur in condizioni di salute così malferme da dover essere coadiuvato da collaboratori e dal figlio a partire dal 1886. Durante la sua direzione, Pasquale riuscì ad impedire la realizzazione di un progetto che prevedeva la costruzione di nuove sedi di Istituti universitari nell’area su cui si estendeva l’Orto Botanico.

Storia approfondimento Acquaforte serreVeduta della Serra Monumentale, oggi Serra Merola, dell’Orto Botanico di Napoli. Incisione su rame, attribuita a Giacinto Gigante.

Federico Delpino
Federico Delpino (1833 - 1905) successe a Pasquale e rimase in carica fino al 1905. Studioso illustrissimo dell’evoluzione e dell’impollinazione delle piante, giunse tuttavia a Napoli dall’Università di Bologna soltanto nella fase finale della sua carriera. Il problema maggiore che egli si trovò ad affrontare fu la scarsissima sensibilità delle autorità universitarie nei riguardi dell’Orto; ciò portò molti problemi di tipo economico e gestionale che diedero il via ad un lento declino della struttura. Sotto la sua direzione, venne fondato il periodico ufficiale dell’Orto, il Bullettino dell’Orto Botanico della Real Università di Napoli.

Fridiano Cavara
Numerosi mutamenti si verificarono durante il periodo in cui fu direttore Fridiano Cavara (1906 -1929). Quest’ultimo arricchì le collezioni e fece realizzare un’area per le xerofite e le succulente, un laghetto e due vasche per la coltivazione di piante lacustri. Egli, inoltre, fece restaurare la Serra temperata e fece iniziare la costruzione di una nuova sede per l’Istituto, seguendone i lavori per oltre un decennio. Il suo merito maggiore fu senza dubbio l’istituzione, avvenuta nel 1928, della “Stazione sperimentale per le piante officinali”, destinata alla coltivazione delle piante medicinali e alla loro sperimentazione, e legata all’esperienza coloniale italiana di quegli anni. Questa struttura, dotata di fondi propri, funzionava sotto il diretto controllo della direzione dell’Orto, pur non facendo parte da un punto di vista istituzionale di tale struttura.

Biagio Longo
Nel 1930 la direzione passò a Biagio Longo (1872 - 1950), che continuò l’opera iniziata dal suo predecessore. Tra il 1936 e il 1938, l’Istituto fu trasferito nella nuova sede, la cui costruzione, durata 18 anni, finalmente terminò. Precedentemente, nel 1933, era stata realizzata una sede per gli uffici e per il laboratorio della “Stazione sperimentale per le piante officinali”. In questo periodo dell’attività dell’Orto, il punto culminante fu raggiunto nel 1940 con la riunione straordinaria della Società Botanica Italiana, tenuta in occasione dell’inaugurazione della Mostra d’Oltremare. Negli anni successivi le vicende belliche influenzarono gravemente l’attività dell’Orto: le strutture in ferro furono divelte per essere destinate ad uso militare; furono introdotte su larga scala coltivazioni di legumi, patate e grano; varie volte la popolazione invase l’Orto per trovarvi rifugio e acqua. I bombardamenti devastarono, al pari della città, anche l’Orto, ma il vero scempio fu compiuto durante l’occupazione delle truppe alleate. Il nuovo Istituto, così come parte del vecchio, fu adibito a caserma; i prati furono ricoperti con cemento o sterilizzati e utilizzati come parcheggio per gli automezzi militari; parte dell’Orto fu trasformata in campo sportivo (vi giocò la squadra del Napoli nella primavera del 1945!).
Nel 1947, poco dopo la fine della sua direzione, Longo pubblicò una relazione che testimoniava lo stato di totale disfacimento in cui versava la struttura.

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Giuseppe Catalano
Questa situazione fu ereditata da Giuseppe Catalano (1888 - 1981), che tenne la direzione dal 1948 al 1959. In questo periodo furono ristrutturati parzialmente il vecchio Istituto e totalmente il nuovo, in parte per opera del Genio Civile, in parte grazie a fondi straordinari messi a disposizione della direzione dell’Orto. Furono ripristinati i cancelli in ferro e restaurate le serre: in particolare, alla serra riscaldata fu aggiunto un corpo avanzato corredato da una grande vasca. I prati furono liberati dalle pavimentazioni in cemento e arricchiti da essenze arboree. La “valletta”, in cui erano riunite piante alpine, fu trasformata in “filiceto”.

Valerio Giacomini
Valerio Giacomini (1914 - 1981), illustrissimo studioso di geobotanica e di ecologia vegetale, mantenne sostanzialmente immutata nell’Orto la situazione lasciatagli in eredità da Catalano. Durante il suo breve mandato (1959-1963), acquisì tuttavia un importante fondo librario alla biblioteca dell’Orto e avviò un importante progetto di ristrutturazione, materiale e amministrativa, dell’Istituto di Botanica, creando una nuova sede per l’Erbario.

Aldo Merola
Nel 1963 la direzione fu assunta da Aldo Merola (1924 - 1980). Va subito ricordato che fu per l’instancabile opera di questo studioso che si verificarono la rinascita e il rinnovamento dell’Orto Botanico di Napoli. La premessa a questa rinascita fu il raggiungimento nel 1967 dell’autonomia amministrativa ed economica della struttura, che tra l’altro consentì di ottenere finanziamenti straordinari, come quello del C.N.R. con il quale, alla fine degli anni ‘60, fu possibile la costruzione di un complesso di Serre di 5000 mq. Inoltre, fu realizzato un impianto di riscaldamento nella Serra temperata e furono costruite alcune piccole serre da lavoro. Con la creazione di una rete di distribuzione idrica, si sopperì ad una grossa carenza: infatti l’acqua era fino ad allora prelevata da un pozzo e convogliata in vasche di raccolta da cui veniva attinta manualmente. Merola si interessò degli Orti botanici anche a livello legislativo, riuscendo, per quanto possibile, a sensibilizzare il potere politico ai problemi di queste strutture. Il risultato principale da lui ottenuto in tal senso fu la creazione del ruolo di giardiniere degli Orti botanici, che portò ad un incremento di personale specializzato. La maggiore disponibilità finanziaria permise inoltre l’acquisto di alcune macchine agricole con grande vantaggio per la funzionalità del lavoro. Come sede degli uffici dell’Orto furono adibiti gli unici tre locali agibili del Castello, mentre il nuovo edificio divenne la sede dell’Istituto di Botanica. Agli inizi degli anni ‘70 fu abolita la “Stazione sperimentale per le piante officinali”, per cui l’area di coltivazione, il personale e le strutture divennero parte integrante dell’Orto. Le collezioni, estremamente impoverite, furono notevolmente incrementate mediante l’acquisto di piante in diverse parti del mondo e, principalmente, grazie alla raccolta in natura di esemplari vegetali nel corso di spedizioni botaniche cui parteciparono giovani botanici italiani e un illustre botanofilo, il prof. Luigi Califano (1901 - 1976), Professore di Patologia generale all’Università degli Studi di Napoli e Accademico dei Lincei. In particolare, furono notevolmente arricchite le collezioni di Cycadales, di Tillandsie, di succulente e di felci. Merola riallacciò i contatti con gli altri Orti botanici europei, favorendo lo scambio di materiale vegetale e di esperienze scientifiche e inserendo, quindi, la struttura da lui diretta in una realtà scientifica a più ampio respiro. Merola fu anche molto attento nel potenziare il ruolo didattico dell’Orto, corredando tutte le piante con etichette riportanti i dati tassonomici e di distribuzione delle singole specie, creando nuove zone espositive e riorganizzando alcuni settori preesistenti. Nella realizzazione di nuove aree, è stato seguito in alcuni casi un criterio sistematico, in altri un criterio ecologico.

Storia approfondimento Serre di NotteLa Serra Merola di notte.

Giuseppe Caputo
Dopo l’improvvisa morte di Merola, avvenuta nel novembre del 1980, la direzione fu assunta da Giuseppe Caputo (1926 - 2013). In questo periodo la città fu colpita dal disastroso terremoto che arrecò notevoli danni al Castello, così come all’Orto, che fu invaso per alcuni giorni dalla popolazione in cerca di rifugio e persino da mezzi corazzati che intervennero per un’emergenza riguardante l’adiacente Albergo dei Poveri. Liberato con l’ausilio della forza pubblica, l’Orto fu dotato di un servizio di sorveglianza armata, anche per arginare i continui furti perpetrati ai danni della struttura.

Paolo De Luca
Alla fine del 1981, Giuseppe Caputo divenne direttore dell’Istituto di Botanica, e alla direzione dell’Orto fu chiamato Paolo De Luca (1944 - 2021). La riparazione dei danni causati dal terremoto fu in parte effettuata con i fondi stanziati dal governo per la ricostruzione delle zone colpite dal sisma. Il Castello, che il sisma aveva parzialmente distrutto, è stato totalmente restaurato. Grazie ai fondi concessi dalla Soprintendenza ai Monumenti, anche la facciata, lunga più di 200 metri, e la Serra monumentale, attualmente dedicata ad Aldo Merola, furono oggetto di restauro. Il complesso delle nuove serre, dedicate già durante la direzione di Merola a Luigi Califano, fu dotato di impianti di riscaldamento e di umidificazione, mentre le piccole serre da lavoro furono ristrutturate. Gli spogliatoi dei giardinieri, in condizioni fatiscenti, furono totalmente ricostruiti e dotati di riscaldamento. Grazie al completamento della rete idrica, oggi ogni zona dell’Orto è raggiunta dall’acqua del pozzo artesiano. Le collezioni furono ulteriormente arricchite da esemplari acquistati e da piante raccolte in natura. Alcune zone, ancora non bonificate da Merola, furono liberate dai rovi e risistemate; inoltre, è stata recuperata la zona completamente abbandonata in passato ospitante la Stazione sperimentale, oggi denominata “Sezione sperimentale delle Piante Officinali”. L’agrumeto, ridotto a pochi esemplari della vecchia collezione impiantata verso la metà del XIX secolo, è stato arricchito con molte nuove specie del genere Citrus e affini. Alle aree espositive create da Merola, fu aggiunta la “macchia mediterranea”, una collezione delle piante più rappresentative di questa associazione vegetale. Altre nuove aree realizzate sotto la direzione De Luca sono l’area per non vedenti, l’area delle piante bibliche, il giardino cromo-sensoriale, l’area dedicata ai progenitori dei frutti edibili e l’area dedicata alle piante delle Amadriadi. In aggiunta, Paolo De Luca fece costruire una nuova serra tropicale, nello stile dell’antica serra riscaldata caduta in disuso, nella quale è ricreato l’ambiente delle coste atlantiche messicane

Paolo Caputo
Dal novembre 2014 è Direttore dell’Orto Botanico Paolo Caputo.

Cronologia dei Direttori
(in corsivo, le direzioni ad interim o per supplenza)
1810-1860: Michele Tenore
1860: Vincenzo Tenore
1861-1866: Guglielmo Gasparrini
1866-1868: Giuseppe Antonio Pasquale
1868-1882: Vincenzo Cesati
1883: Gaetano Licopoli
1883-1893: Giuseppe Antonio Pasquale
1886-1890: Fortunato Pasquale
1890-1893: Francesco Balsamo
1893-1905: Federico Delpino
1905-1906: Arnaldo Piutti
1906-1929: Fridiano Cavara
1930-1947: Biagio Longo
1947-1959: Giuseppe Catalano
1959-1963: Valerio Giacomini
1963-1980: Aldo Merola
1980-1981: Giuseppe Caputo
1981-2014: Paolo De Luca
2014-oggi: Paolo Caputo